Al via le assemblee su TFR e previdenza complementare
La segreteria della Cisl di Brescia, insieme alle varie categorie interessate, inizia questa settimana una serie fitta di assemblee sul territorio bresciano, che durerà per ora tutto il mese di febbraio, con lo scopo di informare i lavoratori sulle scelte che sono chiamati a fare in tema di destinazione del TFR e previdenza complementare.
Un notevole sforzo organizzativo che si aggiunge a quanto la varie categorie della Cisl stanno già facendo effettuando le assemblee nei luoghi di lavoro.
Ma è proprio per raggiungere quanti non hanno questa possibilità di incontrare il sindacato nel luogo di lavoro che la Cisl effettuerà assemblee, in orari al di fuori dell’impegno lavorativo, in vari comuni al fine di mettere tutti nelle condizioni di conoscere per espletare poi una scelta consapevole, scelta che va ricordato si è chiamati a compiere entro il 30 giugno prossimo.
Due assemblee giornaliere, la prima alle 17,30 e la seconda alle 20,30 dove i lavoratori possono conoscere questi argomenti confrontandosi direttamente con la segreteria della Cisl; infatti le riunioni saranno introdotte sia dal Segretario Generale Renato Zaltieri che dai componenti la segreteria Paolo Reboni e Enzo Torri, con la presenza degli operatori delle categorie interessate.
Le assemblee sono aperte a iscritti e non iscritti al sindacato, è una occasione che la Cisl invita a cogliere per comprendere le ragioni di quale possibile compiere su un tema così rilevante per il futuro dei lavoratori.
Luoghi, orari e relatori delle assemblee
27 gennaio: fiaccolata della memoria
Mai più. Era chiuso in queste parole il senso della Giornata della Memoria che anche a Brescia sarà celebrata sabato 27 gennaio con una fiaccolata per le vie del quartiere di Borgo Trento.
La giornata coincide con l’anniversario, 27 gennaio 1945, dell’apertura dei cancelli del più grande campo di sterminio nazista di Auschwitz – Birkenau. In quel momento veniva alla luce la più grande tragedia della storia. Ricordare quella giornata significa richiamare tutti al dovere della memoria per fare della giustizia e del rispetto della dignità umana una battaglia continuamente alimentata. La fiaccolata avrà inizio alle ore 17 dalla scuola elementare “Cesare Battisti” di Borgo Trento; attraverserà poi il Borgo, transitando in via Altipiano d’Asiago davanti alla sede della Cisl per raggiungere poi via Vittorio Veneto e concludersi di fronte al monumento al Deportato dove ci sarà la commemorazione ufficiale. Oltre a Cgil, Cisl e Uil hanno aderito alla fiaccolata associazioni, partiti politici e istituzioni.
Un mese di incontri su TFR e previdenza complementare
Un mese di assemblee e incontri per spiegare la riforma del TFR e la previdenza complementare. L’obiettivo è quello di una informazione chiara in grado di raggiungere tutti i lavoratori interessati. Da qui a giugno, infatti, tutti i lavoratori del settore privato sono chiamati ad una decisione su come utilizzare gli accantonamenti della loro liquidazione (che tecnicamente si chiama TFR,, e cioè Trattamento di Fine Rapporto) dentro la prospettiva di una rendita pensionistica complementare a quella che verrà erogata dall’INPS alla fine della attività lavorativa.
Sui contenuti della riforma e sulla spiegazione delle parole chiave che l’accompagnano (fondi chiusi, fondi aperti, silenzio-assenso) rimandiamo fin d’ora ai documenti reperibili nel nostro sito, da quelli scaricabili cliccando sul banner della home page “Decidi tu per l’utilizzo del tuo TFR” fino all’intervista “TFR: domande e risposte” che può essere letta e scaricata dall’archivio delle notizie del sito.
Ecco date e luoghi delle assemblee e degli incontri programmati tra il 31 gennaio e il 28 febbraio.
TFR: domande e risposte
La finanziaria 2007 ha anticipato al 1° gennaio l’avvio (previsto dal precedente Governo per il 2008) della previdenza integrativa. Sono state introdotte sostanziali novità in materia di destinazione del trattamento di fine rapporto e di disciplina della previdenza complementare. L’articolo 84, comma 2° del disegno di legge finanziaria approvata nelle scorse settimane prevede l’istituzione, di un “fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di cui all’art. 2120 del codice civile”, gestito dall’Inps tramite un apposito conto aperto presso la tesoreria dello Stato. Il comma 3 del medesimo articolo stabilisce che, con effetto sui periodi di paga decorrenti dal 1° gennaio 2007, il fondo venga alimenentato mediante la destinazione di un contributo pari al 50% della quota di Tfr annua (retribuzione lorda non destinata alle forme pensionistiche complementari, al netto del contributo di solidarietà dello 0,50%). Il contributo dovrà essere versato dal datore di lavoro mensilmente secondo le modalità che verranno indicate da un apposito Decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro trenta giorni dallla data di entrata in vigore della legge finanziaria. Ma cosa succede praticamente e cosa deve fare il lavoratore? Sono state poste alcune domande a Enzo Torri, segretario della Cisl di Brescia, che per il sindacato di via Altipiano d’Asiago segue la complessa materia.
Cosa accade dunque dal 1 gennaio?
Accade che tutti i lavoratori dipendenti del settore privato sono chiamati a decidere entro giugno 2007 se destinare le quote del loro TFR, sigla che sta per Trattamento di Fine Rapporto, ad un fondo previdenziale per costituire una pensione aggiuntiva a quella pubblica, oppure se mantenere quei soldi presso la propria azienda e ritirarli integralmente al termine del rapporto di lavoro. Una precisazione: non sono in discussione le quote del TFR accantonato fino al 31 dicembre 2006, che continuerà a seguire la regole fino ad oggi in vigore; la scelta da fare riguarda esclusivamente la liquidazione maturata a partire dal 1 gennaio 2007. Per i pubblici dipendenti, invece, non è ancora previsto nulla, ad eccezione dei lavoratori della Scuola e dei lavoratori delle Poste che hanno già un proprio fondo.
Come è possibile fare la scelta della pensione integrativa ?
Il meccanismo è quello del silenzio-assenso. Se entro il 30 giugno, io lavoratore non effettuo alcuna comunicazione al mio datore di lavoro, il mio TFR verrà destinato automaticamente al fondo pensione collettivo previsto dagli accordi o dal contratto collettivo di lavoro applicato nel settore in cui lavoro. Se nel mio settore non esiste questo fondo, quanto sto maturando come liquidazione verrà destinato ad una forma pensionistica complementare istituita presso l’INPS.
Questi sono i cosiddetti “fondi chiusi”. Ma le compagnie di assicurazione hanno lanciato da diverse settimane una imponente campagna pubblicitaria sui “fondi aperti”, quelli creati appunto dalle assicurazioni e dalle banche. Anche questa è una delle scelte possibili che ha il lavoratore?
Sì, certamente. Io lavoratore devo ovviamente comunicare al mio datore di lavoro di trasferire la quota di TFR in maturazione ad una forma pensionistica diversa da quella prevista nel mio settore, sapendo però che in questo caso non mi potrò avvalere del contributo del datore di lavoro previsto dai contratti collettivi e dunque avrò meno capitale investito.
C’è poi un’altra scelta ancora…
Che è quella di comunicare al datore di lavoro che il mio TFR non sia destinato a nessuna forma di previdenza complementare: in questo caso il mio TFR resta a mia disposizione in azienda e lo ritiro al momento della cessazione del rapporto di lavoro. È bene ricordare che nelle aziende sopra i 50 addetti il TFR in maturazione verrà versato integralmente in un fondo apposito dell’INPS (diverso da quello prima accennato) fermo restando che il lavoratore mantiene nei confronti del proprio datore di lavoro il proprio credito e che lo stesso è tenuto ad erogarlo sia all’atto della cessazione del rapporto di lavoro che nelle eventuali richieste di anticipo previste nelle attuali forme dalla legge.
Perché vale la pena aderire ad un fondo pensione?
Le varie riforme del sistema pensionistico di questi anni tese a salvaguardare la previdenza pubblica a fronte dell’allungamento della vita media (dal 1961 al 2005 è aumentata di 11 anni) al fine di mantenere in equilibrio i conti della stessa ,hanno alzato l’età e i contributi utili per l’accesso alla pensione ma hanno anche modificato il sistema di calcolo della stessa.
Queste modifiche porteranno il valore della pensione dall’attuale 78,9% dell’ultima retribuzione con 40 anni di contributi (e 65 anni di età), ad una progressiva riduzione fino al 64,1 % per chi inizia oggi un rapporto di lavoro (se il riferimento sono i 35 anni di contributi dopo 60 anni di età i valori scendono dal 69,1% attuale al 48,6% in futuro).
Questi conti ci dicono più di tante parole quanto diventa una necessità (più che una facoltà) ricercare integrazioni supplementari per tutelare meglio il nostro livello economico nel momento in cui smettiamo di lavorare.
E perché utilizzare il TFR per integrare la pensione?
Come abbiamo visto, per colmare la differenza degli importi della pensione è necessario una contribuzione aggiuntiva pari almeno al 10% della retribuzione. Agire esclusivamente sul salario mensile è improponibile (significherebbe una rinuncia consistente di reddito irrealizzabile per molti settori) , da qui nasce la proposta di utilizzare le quote di TFR che “valgono” generalmente il 6,91% della retribuzione, il resto lo può fare la contrattazione nazionale.
Il sindacato propone ai lavoratori di scegliere i “fondi chiusi”. Perché?
Il sindacato si è fatto carico di promuovere forme di previdenza complementare collettive che riguardano i lavoratori dipendenti delle singole categorie, creando fondi pensione riservati a questi lavoratori.
La diversità con i fondi proposti dalle banche e dalle assicurazioni sta’ nella tutela collettiva. Nel fondo chiuso il singolo lavoratore non è mai lasciato solo di fronte alla complessità di questi argomenti; inoltre attraverso la contrattazione nazionale è previsto che accanto alle quote che il lavoratore stesso sceglie liberamente di destinare alla previdenza complementare, le aziende aggiungano una quota a loro carico (generalmente intorno al 2%). La quota del lavoratore, la quota dell’azienda e la parte del TFR consentono pertanto di accantonare cifre più consistenti ai fini pensionistici.
Dunque non c’è alcun pericolo di perdere la propria liquidazione?
No, nessun pericolo. Il lavoratore continua ad avere rispetto al TFR tutte le sue prerogative che sono: la possibilità di richiedere anticipazioni anche nel caso di adesione ad un fondo pensione (ovviamente, in questo caso, richiesta al fondo stesso); trasferimento, in caso di decesso dell’interessato, del capitale con gli interessi agli eredi legittimi; nel caso di passaggio ad altro lavoro la quota accantonata può essere trasferita al nuovo fondo presente nel settore in cui si va ad operare, o ritirata, oppure destinarla ad altro fondo aperto.
Il capitale accumulato è un patrimonio individuale del lavoratore che verrà trasformato in una rendita vitalizia al momento dell’accesso alla pensione (è possibile anche, in quel momento, richiedere l’erogazione immediata di un importo pari a non oltre il 50% del capitale accumulato).
Per quanto riguarda un nuovo rapporto di lavoro va infine ricordato che i sei mesi della scelta di destinazione del TFR decorrono dalla data di assunzione.
Cosa fa la Cisl per aiutare i lavoratori a prendere una decisione informata e consapevole?
Innanzitutto stiamo distribuendo materiale informativo in ogni luogo di lavoro. I nostri uffici, sia nella sede centrale che in tutti i nostri recapiti periferici, che sono oltre venti e che coprono tutto il territorio provinciale, sono a disposizione di tutti i lavoratori che hanno bisogno di approfondimento o di chiarimenti. Nel nostro sito internet (www.brescia.cisl.it) chiunque può leggere e scaricare tutta la documentazione necessaria.
E’ un momento importante che ognuno deve utilizzare nel migliore dei modi per fare la scelta più opportuna per se; abbiamo accumulato su questo tema troppi ritardi che rischiano di vedere penalizzate in particolare la nuove generazioni di lavoratori, ma oggi ci sono le condizioni per fare le scelte che non ritardino ulteriormente quegli interventi necessari per guardare al momento della pensione con meno preoccupazioni. Mai come ora, è proprio il caso di dirlo, il futuro previdenziale dipende da ciascun lavoratore.
Questa intervista è stata pubblicata dal settimanale “La Voce del Popolo” n. 2/2007.
Cantieri edili: lo scorso anno sono morti 258 lavoratori
“Prevenzione, legalità, regolarità. Queste le fondamenta per costruire una maggiore sicurezza in edilizia e mettere un freno al drammatico tributo di vittime sul lavoro che ogni anno coinvolge, loro malgrado, i lavoratori del settore delle costruzioni”. A chiederlo è la Filca-Cisl, che denuncia come nei cantieri italiani lo scorso anno siano morti 258 lavoratori. Una cifra – quella resa nota dal sindacato – che significa “un indice di mortalità dello 0,19% (ogni 1.000 addetti)”, cioé “più del triplo rispetto allo stesso dato che accorpa tutta l’industria e i servizi, pari allo 0,06%”. Per fermare quello che definisce “lo stillicidio di incidenti sul lavoro”, secondo il segretario generale di Filca Cisl, Domenico Pesenti, “é necessario inculcare, sia nei lavoratori che negli stessi imprenditori, quella cultura della sicurezza e della regolarità che sono la base per lavorare in un cantiere sano e senza pericoli”. (Ansa)
Nuovo segretario dei pensionati Cisl
Gianpaolo Festa è il nuovo Segretario generale della Federazione Nazionale dei Pensionati della Cisl di Brescia. Lo ha eletto quest’oggi il direttivo della categoria chiamato a nominare il suo nuovo responsabile dopo l’elezione di Mario Clerici, fino a ieri Segretario dei Pensionati Cisl di Brescia, alla segreteria regionale della Fnp. Assieme a Gianpaolo Festa il direttivo ha eletto in segreteria Pietro Mora, Giuseppe Fadabini e Luciano Geroldi.
CGIL CISL e UIL contro i ticket sanitari della regione
A metà dello scorso mese di dicembre, senza nessuna informazione ai cittadini e senza alcun confronto con le parti sociali, la giunta della Regione Lombardia presieduta da Roberto Formigoni ha aumentato i ticket sanitari portando da 16 a 23 euro la prima visita specialistica e da 12 a 19 euro le visite di controllo. I ticket, già onerosi nella nostra regione fin dal 2002, incideranno ulteriormente in modo pesante sul reddito di quella grande parte dei cittadini che vive della propria pensione e del proprio stipendio. Le organizzazioni sindacali confederali ritengono sbagliata la politica dei ticket e hanno dato inizio ad una campagna di informazione e di mobilitazione per chiedere il ritiro dei provvedimenti.
Leggi l’articolo del Giornale di Brescia e l’articolo del Bresciaoggi.
Poste chiuse di pomeriggio
“Adesso basta. Se la dirigenza di Poste Italiane non è in grado di affrontare il problema strutturale della carenza degli organici che condiziona pesantemente il servizio postale nella nostra città e nella nostra provincia, si assuma la responsabilità dell’unica decisione coerente con la politica che ha seguito fino ad oggi, vale a dire chiusura pomeridiana totale di tutti gli uffici postali di Brescia e provincia”.
A parlare sono i Segretari generali dei sindacati confederali dei lavoratori delle Poste di Brescia, Giovanni Punzi per la Cisl, Alberto Sinico per la Cgil e Alberto Gonzini per la Uil. E che non si tratti di una semplice provocazione lo si capisce dagli elementi che i sindacati portano a sostegno della denuncia verso la dirigenza di Poste italiane.
“Lo scorso 6 dicembre, a seguito dei trasferimenti degli impiegati e dei portalettere in altre realtà d’Italia e dei lavoratori che alla data del 31 dicembre sarebbero andato in pensione – spiegano i sindacalisti – avevano chiesto l’apertura di un tavolo di confronto per evitare che i servizi e il personale risentissero dell’improvvisa diminuzione di personale che si sarebbe verificata durante le festività natalizie. La risposta sarà il passaggio di appena 21 portalettere dal servizio di recapito alla sportelleria: una goccia nel mare di difficoltà createsi con i trasferimenti e i pensionamenti di impiegati e dirigenti verificatisi negli ultimi mesi del 2006. Come avevamo previsto, l’improvvisa carenza di circa 150 unità tra sportellisti e portalettere, sta mettendo in ginocchio il servizio postale nel bresciano e nelle ore pomeridiane gli uffici sono aperti con il sistematico ricorso allo straordinario. E’ uno scandalo! Un servizio pubblico come quello postale non può reggersi sullo straordinario volontario, ma necessita di organici adeguati e garanzie organizzative. La chiusura pomeridiana degli uffici permetterebbe all’Azienda di recuperare le 60 unità di personale necessarie a garantire un servizio di qualità ed efficienza nelle ore del mattino ed allo stesso tempo consentirebbe al personale di lavorare in condizioni umane e non di continua emergenza”.
La richiesta della chiusura dei doppi turni a Brescia è l’inizio di una vertenza sindacale che nei prossimi giorni sfocerà in uno sciopero generale per chiedere un urgente piano di assunzioni a copertura degli organici e protestare per strane forme di mobilità del personale che hanno visto dirottati a Mantova numerosi portalettere bresciani.
“La dirigenza impone ai dipendenti che lavorano agli sportelli procedure interne e ritmi sempre più snervanti; ma esige anche risultati sempre più alti. In questo modo ad essere penalizzati sono i clienti delle Poste che giustamente vorrebbero un servizio efficiente e puntuale e che invece sono quotidianamente alle prese con code e lungaggini”.
Cgil Cisl e Uil Poste sono pronte allo sciopero e chiederanno alle Istituzioni locali di sostenere una vertenza che non è solo sindacale ma che è una vera e propria vertenza sociale.
Giovani e lavoro: contro ogni sfruttamento
La lettera di una giovane lavoratrice che denunciava con amarezza una situazione di sfruttamento e di umiliazione, è stata l’occasione per una riflessione del Segretario Generale della Cisl bresciana sulla urgenza di tornare ad offrite ai giovani non solo la strumentazione necessaria per “ scrivere un buon curriculum o un vademecum per fare bella impressione ad un colloquio di lavoro, ma anche le coordinate di quelle strutture, prima fra tutte il sindacato, che sono capaci di accompagnamento e di tutela in una fase tanto delicata come quella dell’ingresso nel mondo del lavoro”.
Leggi la lettera denuncia della giovane lavoratrice, la solidarietà e la riflessione della Cisl bresciana.