POSTE: ASSEMBLEA PUBBLICA A DESENZANO
Si fanno ogni giorno più gravi i problemi del servizio postale anche nei Comuni del Garda bresciano. La mancata consegna della posta, inspiegabili ritardi e lungaggini agli sportelli sono i segni più evidenti del degrado di cui Poste Spa è gravemente responsabile. Negli uffici postali di Manerba del Garda, Lonato, San Felice del Benaco, Polpenazze, Desenzano, Moniga Del Garda, Soiano del Lago, Sirmione e Padenghe del Garda giace una grande quantità di posta di cui si continua a rinviare la consegna.
Cosa fare per riavere un servizio postale degno di questo nome? E’ l’interrogativo che la CISL bresciana, assieme al sindacato dei lavoratori postali della CISL, pone al centro della Assemblea pubblica che avrà luogo a Desenzano martedì 29 gennaio 2008 (ore 20,30) nel Palazzo Todeschini in via Porto Vecchio, 36.
L’invito a partecipare è rivolto ai cittadini, ai sindaci, agli assessori, ai parlamentari, ai consiglieri regionali e provinciali, alle associazioni imprenditoriali e di categoria, nonché ovviamente alla direzione di Poste Spa, per una ricognizione della realtà, un’analisi delle ricadute del disservizio postale nell’area gardesana e un confronto sulle proposte per uscire dalla crisi.
PENSIONATI: ACCORDO IN REGIONE SULLE CASE DI RIPOSO
Gli anziani in stato vegetativo ospiti delle case di riposo saranno totalmente a carico del servizio sanitario regionale. Le famiglie, inoltre, potranno chiedere il rimborso di quanto pagato a partire dal 2 agosto 2007. E’ quanto prevede l’accordo siglato dai sindacati dei pensionati Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilp Uil della Lombardia e l’assessore regionale alla Famiglia, Giancarlo Abelli, nel quale si specifica che “l’assessorato, dopo aver acquisito le diagnosi differenziali sugli stati vegetativi procederà al rimborso retroattivo delle quote a carico delle famiglie o agli enti locali”. La Regione, inoltre, ha sottoscritto la disponibilità ad aumentare mediamente del 2% il contributo a suo carico per le rette delle case di riposo e si è impegnata a discutere con i sindacati gli interventi da attuare nella ripartizione degli oltre 14 milioni di euro destinati alla Lombardia dal fondo nazionale per la non autosufficienza.
“L’accordo è complessivamente positivo – ha commentato Attilio Rimoldi, segretario generale della Fnp Cisl Lombardia – certo però il contributo regionale alla spesa delle famiglie per le case di riposo è ancora insufficiente: con l’aumento deciso oggi, pari a circa 1 euro al giorno, supera di poco il 46% della retta. Entro la prima metà di febbraio avremo un nuovo incontro per approfondire i contenuti della delibera e verificheremo se ci sarà una disponibilità maggiore. Quanto alla non autosufficienza nonostante i 14 milioni di euro del fondo nazionale resta aperta la nostra richiesta di costituire un fondo regionale integrativo”. L’accordo, inoltre, stabilisce che per concorrere all’assegnazione del premio di qualità, le case di riposo dovranno applicare rette non superiori alla media provinciale. “In questo modo – ha spiegato ancora Rimoldi – si favoriscono le case di riposo che oltre ad un’elevata qualità del servizio assicurano anche rette contenute: un incentivo per le altre a fare lo stesso”. Infine, si è confermata l’intenzione di istituire un osservatorio regionale permanente, dove Regione, sindacati ed enti locali potranno analizzare la condizione degli anziani, valutare gli interventi in atto e studiare interventi futuri. (www.lombardia.cisl.it)
QUINTALI DI STAMPE MAI CONSEGNATE
Anche Brescia ha la sua emergenza, meno puzzolente di quella che tocca ai cittadini napoletani, ma sempre di emergenza si tratta. E’ quella della corrispondenza che non viene consegnata perché negli Uffici Postali mancano portalettere e impiegati. E’ una emergenza che viene nascosta, taciuta, addirittura negata. Ma le denunce riportate dai giornali, le proteste che si allargano a macchia d’olio in città e in diversi centri della provincia sono il segnale che la gente non sopporta più le bugie dell’Azienda Poste Italiane. Ad aggravare una situazione già vicino al collasso è stata la nuova riorganizzazione del recapito imposta dalla Direzione centrale: una follia organizzativa che sta producendo disastri ovunque. Gli unici a fare festa sono i concorrenti stranieri di Poste Italiane che trovano un terreno perfettamente preparato per il loro futuro business.
“L’ultima scoperta che abbiamo fatto – racconta Giovanni Punzi, Segretario del sindacato postali della Cisl – è stata fatta al CMP di Brescia, il Centro di Smistamento Postale di via Dalmazia, dove giacciono nei seminterrati 16 gabbie e una ventina di contenitori più piccoli, strapiene di stampe con le indicazioni più varie: destinatario sconosciuto, indirizzo insufficiente, destinatario partito, destinatario trasferito. Come mai questi quintali di posta siano fermi da giorni non è dato sapere. Certo è che non si tratta solo di corrispondenza di Brescia e provincia, ma anche di Bergamo e provincia, di Mantova, Savona, Genova, Trento e anche del meridione. Certo sarebbe auspicabile un intervento della Polizia Postale, che a Brescia ancora c’è. Possibile che effettui controlli solo sui sistemi informatici e non più sulla normale corrispondenza?”.
Viene da chiedersi se il Centro di Smistamento Postale di Brescia è destinato a diventare una “discarica” della posta da far sparire. “Troppi dubbi, troppe mosse furbette, troppa corrispondenza che si volatilizza – commenta il sindacalista – La Lombardia postale sta anticipando le pulizie di Pasqua, evidentemente a sostegno delle dichiarazioni dell’Amministratore Delegato di Poste Italiane secondo il quale non ci sono problemi sulla consegna della corrispondenza e gli uffici postali sono vuoti privi di giacenze. Sicuramente con operazioni come quelle messe in campo dai dirigenti lombardi, gli ispettori inviati da Roma non potranno che constatare che il servizio postale funziona. Tornino a trovarci, magari senza preavviso, e si facciano un giretto negli scantinati, nei garage dei grossi stabilimenti e dentro i furgoni che trasportano la corrispondenza da un centro di raccolta all’altro. Troverebbero delle sorprese e i loro rapporti forse sarebbero meno idilliaci ma sicuramente un poco più aderenti alla realtà”.
TUTE BLU, C’E’ L’ACCORDO. FIRMATA L’INTESA
Dopo quasi sette mesi di trattativa dura, segnati da scioperi e blocchi stradali, sindacati e Federmeccanica hanno firmato l’accordo sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici, scaduto il 30 giugno 2007. Un’intesa che, si è augurato il premier Romano Prodi, deve essere “premessa per migliorare produttività e efficienza di tutto il sistema e dare maggiore potere d’acquisto ai lavoratori” e consente di “guardare il futuro con una prospettiva più favorevole”. Determinante per la firma dell’accordo la mediazione del ministro del Lavoro, Cesare Damiano, riuscito a far avvicinare le parti sui nodi più difficili. Al milione e mezzo di metalmeccanici saranno riconosciuti 127 euro lordi di aumento salariale per i prossimi 30 mesi, 260 euro per chi non fa contrattazione di secondo livello, 300 euro di una tantum per coprire il ritardo del rinnovo contrattuale e, per la prima volta, la parità normativa fra operai e impiegati. Risultato “di grande rilevanza per i lavoratori, per il miglioramento delle loro tutele e per le retribuzioni, fortemente sentito in questo periodo – ha commentato Damiano – Ma è un risultato importante anche per le imprese e per il Paese, che ha bisogno di stabilizzazione e certezze”.
Per il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini “é stato un accordo difficile ma era l’unico possibile. Ora la parola passa ai lavoratori che si devono esprimere con un referendum, la cui data sarà decisa forse mercoledì dall’Assemblea dei Cinquecento”. La consultazione potrebbe concludersi entro febbraio. Per il leader della Fim Cisl, Giorgio Caprioli “ci sono stati molti miglioramenti, anche se non abbiamo portato a casa tutto”. Quindi, “un buon contratto soprattutto dal punto di vista economico – ha rilevato il segretario generale della Uilm, Antonino Regazzi – perché un aumento di 127 euro, corrisponde a circa l’1% in più”.
Soddisfazione anche da Federmeccanica che ora si augura un percorso verso la defiscalizzazione degli straordinari e della contrattazione di secondo livello. “E’ stato un contratto difficile – ha detto il presidente Massimo Calearo – ma lo abbiamo chiuso nell’interesse del Paese e dei lavoratori. C’é ancora molto da fare perché le imprese hanno bisogno di competitività e vivono un momento molto difficile con una concorrenza spietata”.
Leggi il testo dell’accordo e la nota de www.diariodellavoro.it
ARTIGIANATO: C’E’ L’ACCORDO PER IL TESSILE E ABBIGLIAMENTO
Dopo tre giorni di intense trattative, è stato raggiunto a Roma un accordo tra le parti per il rinnovo del Contratto nazionale dei lavoratori dell’artigianato nel settore tessile e abbigliamento. Nelle sue parti normative il Contratto era scaduto da oltre sette anni e da tre per quelle salariali.
L’accordo riguarda oltre 200.000 addetti e costituisce una parte fondamentale del Sistema Moda italiano, A Brescia i lavoratori del settore sono circa 6.000.
“Un risultato importante – spiega Francesco Saottini Segreterio generale della Femca Cisl di Brescia – con un aumento salariale di 100 euro che sarà erogato in due tranche, e 400 Euro di Una Tantum a copertura del periodo di carenza contrattuale. L’accordo prevede anche il 100% del trattamento economico di maternità, risolvendo così un problema storico per una categoria costituita per oltre il 70% da donne, e viene migliorato il trattamento di malattia. Altre novità importanti riguardano l’apprendistato, con una tutela complessiva elevata e molto soddisfacente, i periodi di durata fra basse, medie ed alte professionalità, la parificazione del trattamento economico di malattia che da anni era problema irrisolto per gli apprendisti”.
L’intesa raggiunta prevede inoltre il rafforzamento e la specializzazione categoriale della bilateralità, risorse e modalità per la formazione continua, un piccolo ma importante adeguamento dell’inquadramento professionale, la conferma degli accordi precedenti sugli orari di lavoro.
“Siamo in presenza di un contratto – aggiunge ancora Saottini – che senza operare scambi o peggioramenti impropri, raggiunge obiettivi economici e normativi di grande livello, sia dal punto di vista quantitativo sia da quello qualitativo, chiudendo una lunga ed ormai irragionevole carenza contrattuale in un settore dove i lavoratori purtroppo sono deboli e poco organizzati e quindi non hanno molte altre occasioni o strumenti di tutela delle loro condizioni sia salariali sia normative. La speranza è che questo accordo possa contribuire a sbloccare anche gli altri contratti dell’artigianato ancora irrisolti”.
A margine dell’intesa, le organizzazioni sindacali e le rappresentanze dell’artigianato hanno ribadito l’obiettivo strategico di raggiungere un testo contrattuale unico anche con i settori delle pulizie, tintorie, lavanderie e occhiali settori per i quali sollecitiamo la ripresa del negoziato.
FIM FIOM E UILM DAL MINISTRO DAMIANO
I Segretari generali di Fim-Cisl, Giorgio Caprioli, Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini, e Uilm-Uil, Antonino Regazzi, hanno illustrato stamattina al ministro del Lavoro, Cesare Damiano, i punti di sofferenza del negoziato con Federmeccanica per il rinnovo del Contratto, interrotto ieri sera dopo la presentazione della “Proposta finale” da parte delle imprese.
In particolare, Caprioli, Rinaldini e Regazzi si sono soffermati su riforma dell’inquadramento, aumento salariale, flessibilità e mercato del lavoro, parificazione tra operai e impiegati in riferimento al cumulo delle ferie e alla compensazione economica per gli operai collegata alla mensilizzazione delle retribuzioni.
Il Ministro si è dichiarato disponibile ad aprire un tavolo negoziale presso il suo ministero. Successivamente ha ricevuto una delegazione di Federmeccanica, che ha accolto la proposta, accettando anche l’invito a sospendere le annunciate elargizioni salariali unilaterali. Chiede, a sua volta, che i sindacati si astengano dalla proclamazione di scioperi.
Le parti sono state convocate al ministero del Lavoro alle ore 16 di oggi pomeriggio
CONTRATTO MECCANICI: CONFRONTO BLOCCATO
Fim, Fiom, Uil hanno comunicato ieri sera alla delegazione di Federmeccanica che non esistevano più le condizioni per la continuazione della trattativa sul rinnovo del contratto nazionale di lavoro dei metealmeccanci, e ciò sia per il contenuto dell’ultima proposta degli industriali che per il suo carattere ultimativo. Fim, Fiom, Uil si sono rivolti al ministro del Lavoro chiedendo un intervento per la riapertura di spazi negoziali. I colloqui al ministero iniziano questa mattina.
SCIOPERO MECCANICI:IN 6000 A BRESCIA
Attraverso l’organizzazione di 20 manifestazioni in tutte le principali realtà della Lombardia, anche nella nostra regione come in tutta Italia i metalmeccanici hanno partecipato oggi alla quinta giornata di sciopero e di lotta per rivendicare il rapido rinnovo del contratto nazionale. Buone le adesioni allo sciopero di 8 ore proclamato per oggi (oltre 80% nelle fabbriche) e buona anche la partecipazione ai cortei dove oltre 40mila lavoratori hanno fatto sentire la loro voce. Cortei importanti si sono svolti a Brescia (oltre 6mila partecipanti), a Bergamo (4mila) con un corteo organizzato nella zona industriale di Dalmine, a Milano (4mila persone al corteo all’Alfa di Arese), a Varese (5mila lavoratori in corteo nella zona di Gallarate), Legnano (2000 in corteo), Lecco e Sondrio (manifestazione lungo la statale per Merate). Presidi si sono tenuti dinanzi alle Associazioni industriali o dinanzi ad aziende significative di: Monza (1000 lavoratori), Mantova (500), Lodi (300 a Graffignana), Cremona (incontro con prefetto e sindaci) ed in molte altre città. Alcuni cortei hanno percorso le principali arterie stradali, arrivando anche a provocare interruzioni del traffico su strade e autostrade. “Lo sciopero e la forza delle manifestazioni alza la voce dei metalmeccanici che vogliono, dopo 7 mesi di attesa, il loro contratto. Siamo soddisfatti della partecipazione che dimostra la giustezza delle nostre richieste e deve essere definitivamente ascoltata dagli industriali – ha dichiarato Roberto Benaglia, Segretario generale della Fim Cisl Lombardia – I blocchi delle strade sono un segnale della esasperazione dei lavoratori dovuta alla troppo lunga attesa di giusti aumenti. La trattativa, che è ripartita nel pomeriggio, è chiamata a dare risposte a questa attesa. Per il sindacato è l’ora di puntare ai risultati e di insistere nella trattativa. Dobbiamo conquistare un contratto che soddisfi le aspettative salariali e adegui il quadro delle normative per i prossimi anni. Non possiamo fallire con ulteriori tentennamenti e rinvi”.
FNP CISL: LA NON AUTOSUFFICIENZA ESIGE RISPOSTE
Gli anziani ultra 65enni in Italia sono circa 11 milioni, di questi, 2.772 mila sono non autosufficienti. Si tratta di una situazione “che reclama un’adeguata risposta dalle istituzioni”. E’ quanto emerge da una ricerca svolta dal sindacato dei pensionati della Cisl in cui si dimostra, tra l’altro, che le Regioni “fanno meglio dello Stato”. E’ necessario, secondo il segretario nazionale della Fnp, Sandro Loschi, attuare una pianificazione progressiva e costante di risorse economiche da stanziare, sia a livello nazionale che locale, in grado di dare risposte immediate ai cittadini. Il Governo ha mostrato un’attenzione al problema prevedendo in bilancio risorse per la costituzione del fondo, ma, conclude la Fnp, rimane l’esigenza di uno sforzo economico e strutturale più significativo, a partire dall’aumento della consistenza del fondo. (www.ildiariodellavoro.it)
I METALMECCANICI BLOCCANO L’AUTOSTRADA
Oltre 11 mila lavoratori metalmeccanici stanno bloccando le principali arterie autostradali della Lombardia per manifestare in occasione dello sciopero di 8 ore indetto dai sindacati per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro scaduto da 7 mesi. Intorno alle 10 dai cancelli dell’Alfa Romeo di Arese si sono mosse oltre 2.000 persone per raggiungere l’Autolaghi, l’Autostrada che collega il Capoluogo lombardo con Como, Varese e l’aeroporto di Malpensa. Contemporaneamente, dai cancelli della Dalmine altre 2.000 persone hanno bloccato la Milano-Bergamo, mentre la Bergamo-Brescia è bloccata da 5.000 lavoratori bresciani, che si erano concentrati in presidio davanti alla sede della Confapi. Blocchi stradali sono in corso anche a Legnano, dove circa 1.000 lavoratori stanno impedendo la circolazione sull’Autolaghi, bloccata più a nord anche a Gallarate da oltre 1.000 manifestanti confluiti da tutta la provincia di Varese. (Ansa)